’o sicchie ra munnezza

Primi

A tavola senza sprechi

Ingredienti

per 8 persone

8 etti di spaghetti, 70 g di noci, 70 g di nocciole, 16 pinoli, 10 chicchi di uva passa,18 capperi dissalati, 8 olive nere, 2 etti e mezzo di pomodorini del piennolo, uno spicchio di aglio, un ciuffetto di prezzemolo, olio, extravergine di oliva, sale, origano.

Preparazione

Fate rinvenire in un poco di acqua tiepida l’uva passa, spezzettate i gherigli di noce e le nocciole, snocciolate le olive e tritate il prezzemolo.

Mettete sul fuoco l’acqua per la pasta e, intanto, preparate il sugo. In un tegame scaldate l’olio e fatevi dorare adagio lo spicchio di aglio scamiciato e schiacciato leggermente con il palmo della mano. Unite la frutta secca, i capperi e rosolate per un paio di minuti. Togliete i semi ai pomodorini, tagliateli a pezzetti e versateli nel tegame, salate moderatamente e cuocete per quattro o cinque minuti. In ultimo aggiungete le olive snocciolate, una presa di origano e il prezzemolo; dopo avere fatto insaporire il tutto, spegnete il fuoco e incoperchiate.

Quando la pasta è cotta, scolatela al dente, trasferitela in una padella capiente, versate il condimento e amalgamate per bene. Servite nei piatti individuali avendo cura di raccogliere il sugo con un cucchiaio e di distribuirlo equamente.

Il nome del piatto, magari poco accattivante (la signora Angela, che ha dettato la ricetta, oggi preferisce presentarlo come “spaghetti di Natale”), è tuttavia significativo: si tratta di un condimento “al risparmio”, ottenuto con la frutta secca avanzata dal pranzo di Natale, con erbe aromatiche e con pomodorini del piennolo del Vesuvio serbati per l’inverno e, quindi, ancora più gustosi. Le noci saranno quelle di Sorrento, le nocciole di Giffoni, gli spaghetti di Gragnano; un tempo anche gli altri ingredienti erano di casa: i pinoli si estraevano dalle pigne raccolte sul litorale, l’uva proveniva dai poderi di famiglia e, stesa su graticci ad appassire, si conservava fino all’inverno.

mezz’ora